Visualizzazione post con etichetta POLITICA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta POLITICA. Mostra tutti i post

domenica 23 settembre 2007

Fiabe e rivoluzioni




Francia del 1789 e Italia del 2007. Quello che la storia può insegnare 218 anni dopo. Pur con tutti i distinguo, l’attuale quadro socio-politico italiano presenta delle analogie con la condizione francese pre-rivoluzionaria.

Innanzitutto c’è la crisi del regime fiscale, percepito dai cittadini come iniquo ed inefficiente. Secondo, l’insofferenza verso una “Casta” improduttiva che ha come unico obiettivo quello di dissanguare le casse dello Stato con spese folli. Tra gli altri fattori della “crisi” vi furono la scarsa partecipazione degli intellettuali nella vita politica, riscontrabile anche nell’odierna Italia. Anche il linguaggio della “vita di palazzo”, oggi come allora presenta forti analogie. Beppe Grillo trova appoggio soprattutto tra gli elettori di sinistra delusi dalla mancanza di coraggio e dalla poca chiarezza del governo. Le contrapposizioni partitiche e l’incapacità di coesistere in virtù del “bene comune” acuiscono la protesta. Come evidenziato da Ricolfi, l’incomprensibilità del linguaggio politico utilizzato e la presunta superiorità morale fomentano insofferenza[1] della sinistra.

L’ingestibile debito pubblico preoccupava sia la Francia di Luigi XVI, sia l’Italia di Prodi. Il debito accumulato in anni di amministrazione scriteriata ha di fatto diminuito le risorse per dare il via ad una politica di spese destinate alla famiglia, tagliando le gambe alla generazione dei più giovani.

Oltretutto l’Italia necessita di una riforma giudiziaria per mettere ordine e garantire la pena a chi infrange la legge. I membri della Casta sembrano porsi “al di là” della Legge, alimentando il malcontento. Tutto come nel 1789.

Il problema della rappresentanza in assemblea creava enormi problemi al Re. Nobiltà e clero erano in sovrannumero rispetto alla grande massa produttiva del Terzo Stato, rendendo vani gli sforzi di riforma ed equità. In Italia la legge elettorale voluta da Berlusconi ha prodotto un governo immobile dominato dal conservatorismo opportunista dalle varie correnti.

La contrapposizione potente tra un Noi, onesto e produttivo, e un Loro disonesto e parassita, è simile a quanto accaduto nel 1789 in Francia, ma ha anche diversi punti in comune con l’epoca di Mani Pulite, ma con le differenze che Panebianco evidenzia[2].

In Francia si ottenne una prima vittoria politica pacifica ma la situazione d’impasse della Casta, più volta a conservare i propri privilegi, creò l’innesco per la deflagrazione della rivoluzione. L’impasse era dovuta al meccanismo di controllo dei voti, il ventre molle della casta, come sostiene Sartori.

Grillo potrebbe controllare in parte il voto, e questo fa veramente paura ai politica [3]


In Italia si otterrebbe una vittoria se i politici “di professione” decurtassero i propri vantaggi e iniziassero una vasta opera di moralizzazione e razionalizzazione delle spese. In questo modo, probabilmente, il sistema dei partiti troverebbe una via di fuga dal collasso. Ma il vero timore è che la oliata e astuta macchina partitica fagociti sul nascere il movimento rivendicativo di Grillo, facendolo rientrare nel rango di fenomeno transeunte. I media possono far molto per distruggere la forza eversiva. Discreditandolo, oppure inglobandolo nel sistema.

Le differenze sono comunque tante. A partire dall’assetto istituzionale profondamente diverso, da una parte una monarchia assoluta e dall’altra una democrazia parlamentare, seppur in una situazione di democrazia “bloccata”.

In Francia era sorta una borghesia capitalistica e delle professioni che pagava ingenti ed ingiuste tasse, e voleva avere voce all’interno dello Stato. Oggi, al contrario, con la liberalizzazione del capitale e l’ingerenza dell’economia nella politica, i capitalisti fanno ormai parte integrante della Casta. Ne sono esclusi, invece, il popolo delle PMI, dei piccoli negozianti e degli autonomi che non possono garantirsi coperture economiche di Stato né protezioni di vario genere. In Italia il Movimento di Grillo è appoggiato perlopiù da giovani borghesi colti, senza colore politico. Il “popolo degli indignati” è quindi pacifico. Mentre la parte che più avrebbe l’interesse di appoggiare una via violenta, i precari ed i nuovi poveri, non ha in realtà la voglia e i mezzi per organizzarsi. Grillo si fa portavoce di questi “esclusi” capitalizza la loro frustrazione. Gli esclusi ne traggono profitto senza impiegare risorse.

Il Movimento di Grillo è allora inquadrabile come avanguardia di un popolo che non ha i mezzi per difendersi. E’ già accaduto che un comico si ponesse al centro della scena politica, sempre in Francia ma nel 1981[4]. Grillo ha in più il volano di Internet, per mezzo del quale può organizzare al meglio i propri aderenti, non invischiandosi nelle paludi dei media generalisti[5].

Le accuse di “anti-politica sono infondate poiché l’intento di Grillo non è quello di annientare il sistema, bensì quello di “ripulirlo” senza entrare in politica[6]. Non è tantomeno un Berlusconi di sinistra perché quest’ultimo non aveva la pretesa di moralizzare l’apparato istituzionale. Anche il qualunquismo, come ha giustamente detto Umberto Eco[7] è molto diverso. Il movimento di Guglielmo Giannini, infatti, rappresentava una reazione allo choc di una vita democratica ancora ignota, mentre questo rappresenta una disaffezione verso una vita democratica a tutti nota e (pareva) accettata.


Come andrà a finire? Tutte le narrazioni hanno una struttura comune. Proviamo ad analizzare la storia di Grillo da un punto di vista testuale. Tutte le narrazioni iniziano da una situazione di equilibrio, rotto da un evento (movente o complicazione). In seguito alle peripezie dell’eroe, sarà ristabilito l’equilibrio[8].

Il peraltro precario equilibrio della vita politica italiana è stato spezzato dalla scarsa crescita del PIL, dalle tasse troppo alte, dalla spesa pubblica inefficacie, dall’enorme precariato e dall’indecisionismo politico. Il libro di Rizzo e Stella[9] ha alimentato la carica d’insofferenza che ha dato la forza a Grillo per farsi portavoce degli “esclusi dalla Casta”. Grillo (l’eroe di questa narrazione) dovrà affrontare diverse sfide per riportare un nuovo ordine.

Nel 1788 in Francia Jacques Necker fu nominato Ministro delle Finanze. Questi rese pubblico il bilancio del Regno. L’opinione pubblica rimase scandalizzata nell’apprendere che la corte spendeva 36 milioni in feste e pensioni per i cortigiani. Durante la campagna elettorale, nei Cahiers de Dolèances (quaderni delle rimostranze) venne stilato un elenco dei soprusi a cui era sottoposto ancora il Terzo Stato. Rizzo e Stella, ma anche Saviano, Crozza e Travaglio conducono lo stesso tipo di operazione in Italia. Il Re è (quasi) nudo.

Gli elementi della fiaba ci sono tutti [10]. In primo luogo i personaggi. Il Protagonista, Grillo, è vessato da un Oppositore, la Casta. Il Mandante non è il popolo, come Grillo si auspica e gli oppositori deprecano, ma il suo ego e la voglia di protagonismo. Il Mentore è rappresentato dal suo blog e dalla mancata presenza in TV durata molti anni, che gli conferisce quel tocco di uomo anti-sistema. L’Aiutante non potrà che essere il popolo indignato e altri intellettuali che finalmente prenderanno coraggio e sfideranno i poteri forti.

Anche le strutture fisse seguono un andamento tipicamente fiabesco. Il Divieto, infatti, è quello di non entrare in politica per sottrarre voti alla Casta, né fare anti-politica che porterebbe ad esiti infruttuosi per tutti. Ecco che Grillo infrange il divieto “urlando” in piazza contro la Casta. Il Tranello della Casta è quello di far rientrare il discorso mediatico del V-Day nella normale routine. Il famoso quarto d’ora di celebrità. Grillo, a quanto pare, è connivente, in quanto sta cadendo nel tranello dei media. Gli altri passi saranno quelli della Mediazione, in cui il danneggiamento viene reso noto, la Reazione dell’eroe ed in seguito la sua Partenza (politica) con il conseguimento del Mezzo magico: l’approvazione popolare.



[4] Si trattava del comico francese Coluche, candidato alle presidenziali del 1981, poi vinte da Francois Mitterand.

[5] Si veda l’articolo di Salvatore Aloise su Le monde e poi tradotto su Internazionale n.711 con il titolo L’antenato francese del comico genovese.

[6] Anche se diversi opinionisti credono che prima o poi Grillo fondi un partito. I primi vagiti sono rappresentati dalle liste civiche. Eugenio Scalfari, Da Garibaldi a Grillo, 21/09/2007.

[7] Umberto Eco, Qualunquismo e Neo-Qualunquismo, in Espressonline del 14/09/2007.

[10] Si veda lo Schema di Propp su Wikipedia.

sabato 2 giugno 2007

Esiste un "popolo della Sinistra" ?





E’ etico che un governo di centro-sinistra si batta per una riduzione o addirittura un annullamento dell’ICI sulla prima casa? A ben vedere il tema dell’ICI fu affrontato dallo stesso Berlusconi nel corso dell’ultimo dibattito elettorale dell’aprile 2006. Ma la questione è un’altra. Il popolo della sinistra sente il bisogno di una legge che favorisca i proprietari di case?

In Francia è accaduto che un uomo di destra, Nicolas Sarkozy, abbia utilizzato le stesse argomentazioni per avvantaggiare il suo elettorato benestante, riuscendo a vincere le elezioni. La Francia ha subito una berlusconizzazione del discorso politico e, più in generale, l’elettorato si è spostato a destra[1].

Una nota teoria politica sostiene che in un regime democratico in cui è possibile l’alternanza,
lo schieramento che esce sconfitto dalle urne, tende ad acquisire un po’ delle issue della controparte.
Mentre Romano Prodi ritiene che la politica ed il mercato seguano ormai due percorsi distinti e paralleli[2], il mercato sembra in realtà aver già sconfitto la politica. Il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso ha di recente confermato la necessità di una supremazia dell’Europa sui singoli nazionalismi economici, di fatto inibendo i governi a intraprendere azioni autonome[3].
La globalizzazione economica instilla nelle persone una pressione all’autarchia e al rifugio nel privato, una difesa dei propri interessi anche a discapito della comunità. Il soggetto svantaggiato economicamente e culturalmente non ha i mezzi per sostenere l’onere di un cambiamento impellente. Per partecipare attivamente all’azione politica occorre far parte del centro del sistema, ma dove le pance non sono troppo piene, nella periferia del centro economico-sociale[4]. Il popolo di sinistra, della sinistra operaia, degli affittuari di case, di quanti mandano i propri figli nelle scuole pubbliche, delle persone che non possono permettersi i SUV ma pagano la loro utilitaria a rate, non si colloca neppure vicino a questa periferia. La crescente disuguaglianza tra ricchi e poveri che si verifica nei sistemi capitalistici avanzati, ha svuotato la classe media. Era proprio questa classe che un tempo sosteneva gli interessi dei non abbienti.
Oggi i valori che caratterizzavano le vecchie divisioni ideologiche sono liquefatte e si miscelano in modo imprevisto.

Le fratture sociali si sono moltiplicate. Può capitare che un operaio che percepisce un reddito basso sia nel contempo proprietario di case ereditate, e quindi senta l’influenza della retorica di destra anziché di un'apparentemente naturale simpatia per la sinistra. Si assiste ad una sorta di reflusso storico. Può accadere che un governo di sinistra non si schieri dalla parte di un comico etichettato come “terrorista” dall’Osservatore Romano ma che, anzi, se ne dissoci. Beninteso che il comico in questione, Andrea Rivera, avrebbe avuto tutto il diritto di fare della satira perfino contro il Papa. Questi fenomeni revanchisti degenerano spesso in una assolutizzazione “talebana” delle posizioni. Il razzismo oggi è sostenuto dal popolo della sinistra in nome della sicurezza o meglio della legalità della certezza della pena, come ha scritto egregiamente Claudio Poverini in una lettera a Corrado Augias e pubblicata da Repubblica[5]. Molti potenziali elettori di sinistra finiscono per votare a destra poiché i suoi esponenti non sono stati in grado di intercettare questi nuovi bisogni.

La creazione artificiosa di un “agenda” politica che detti attraverso i “media” le proprie urgenze, rende l’elettorato facilmente manipolabile. Il tutto a favore di quanti possono accedere finanziariamente a tali mezzi. Per quanto riguarda il discorso dei media è doveroso precisare che anche un telefilm in pre-serata ha il potere di influenzare il telespettatore. Film, telefilm, soap opera, telegiornali di dubbia imparzialità, talk shaw, i criteri di notiziabilità, e quant’altro: tutto contribuisce alla persuasione profonda a livello di valori. I proprietari dei mezzi di informazione sono grandi imprenditori, presumibilmente di una destra liberale. I valori che i media propongono sono un riflesso dell’ideologia dell’imprenditore: il successo, la cura di sé, il self-made man, ma anche la venerazione di rendite da posizione, i soldi facili e l’accettazione di un certo grado di rischio per raggiungere un determinato obiettivo.

Con la caduta del muro di Berlino è terminata l’Era Industriale e vedeva la luce una nuova era: l’Era dell’Informazione[6]. Prima del 1989 chi votava a sinistra ricercava libertà, una nuova ventata di riformismo e progresso. Ci si affidava alla sinistra in tempi di vacche grasse, quando l’esistente era protetto e si guardava con fiducia a nuovi rapporti sociali. La destra, al contrario, appariva come una forza a cui ricorrere in tempi incerti. Quando il cambiamento era percepito rischioso. In altri termini, la destra forniva ai propri elettori il giusto quantitativo di “sicurezza”.
Nella nuova era non più fondata sulla certezza delle relazioni industriali ma permeata dalla precarietà, dalla caducità del sistema pensionistico, dal divario crescente tra ricchi e poveri e tra chi sa e chi non sa, la destra rappresenta un agente di rinnovamento sociale. Il liberismo, l’intransigenza nei confronti degli immigrati, la protezione del sistema economico nazionale e il sostegno alle forme contrattuali atipiche ma ad alto contenuto di professionalità, sono percepite dall’elettorato come elementi di “libertà”[7]. Al contrario ci si affida alla sinistra per garantire il proprio posto statale, per migliorare le pensioni minime, per tutelare maggiormente quanti non hanno i mezzi economico-culturali e svolge mansioni a basso valore aggiunto[8]. I movimenti conservatori e liberali si trovano in una situazione premiante poiché in tempi di incertezze le persone tendono a regredire alla “prima risposta appresa”, ossia al bisogno di sicurezza. D’altronde lo stesso Maslow sosteneva nella sua celebre piramide dei bisogni che solo dopo aver risolto il problema della sicurezza l’uomo riesce a focalizzarsi su altri bisogni non strettamente legati alla sopravvivenza ma al successo e alla libera iniziativa individuale[9].



[1] Come ha sostenuto l’analista politico Gilles Saint-Paul, in Francia il dibattito elettorale si è concentrato su argomentazioni economiche. Gilles sostiene che la vittoria di Nicolas Sarkozy sia dovuta in larga parte ad un’arcaica interpretazione delle esigenze politiche dei cittadini francesi da parte della sinistra di Sègolene Royal, soprattutto riguardo alla nuova classe sempre più numerosa dei proprietari di immobili. Gilles Saint-Paul, Perché ha vinto Sarkozy, 7 maggio 2007, da LaVoce.info.
[2] Discorso del Premier al forum organizzato da Corriere e Bocconi, 8 maggio 2007.
[3] Discorso del Presidente portoghese della Commissione che ha aperto il forum Economia e società aperta, 8 maggio 2007
[4] L.W. Milbrath, Political Partecipation, 1965. Milbrath ritiene che sia dominante la variabile relativa allo status socio-economico dei partecipanti. La leadership del movimento e comunque i settori che danno l’avvio al movimento non sono individui “periferici” in assoluto ma piuttosto individui collocati alla “perifera del centro” con risorse sufficienti a garantire l’attivazione. A.Melucci, Sistema politico, partiti e movimenti sociali, 1979.
I membri delle classi minacciate di declassamento e quelli delle classi in ascesa hanno in comune la delusione nei riguardi di un ordine in cui avevano creduto per cui, nell’impossibilità di realizzarsi, sono trascinati ad esplorare strade alternative”. Occorre distinguere coloro che danno inizio ad un movimento da coloro che se ne avvantaggiano. F.Alberoni, Movimento e Istituzione, 1977.
[5] Lettera del 7 maggio 2007.
[6] Si veda sull’argomento il libro di R.T.Kiyosaki-S.L.Lechter, I quadranti del cashflow, 1998
[7] Bertrand de Jouvenel, Du pouvoir, 1947. L’autore afferma che in ogni società esistono individui che non si sentono mai abbastanza protetti, i “securitari” e individui che non si sentono abbastanza liberi, i “libertari”. Franco Crespi ritiene che l’emancipazione dell’individuo debba necessariamente compiersi attraverso un rafforzamento della capacità di affrontare il rischio.
[8] Per una bella analisi dell'elettorato di sinistra si veda l'articolo del 3 giugno 2007 di Ilvo Diamanti, La sinistra impopolare da La Repubblica.
[9] Abraham Maslow, Motivation and Personality, 1954. La gerarchia dei bisogni è suddivisa in cinque differenti livelli, dai più elementari (necessari alla sopravvivenza dell'individuo) ai più complessi (di carattere sociale), l'individuo si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo progressivo. I livelli di bisogno concepiti sono (da Wikipedia):
Bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.);
Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione;
Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione);
Bisogni di stima, di prestigio, di successo;
Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo).

mercoledì 13 dicembre 2006

L' "Effetto ICI"

Feed XML offerto da BlogItalia.it

E’ sempre vero che le persone riescono a valutare ciò che è bene e ciò che è male? Gli elettori sono in grado di capire gli effetti di lungo periodo di una legge di bilancio?


L’economista
J.K. Galbraith suggeriva che nelle società contemporanee “il benestante perde interesse nel destino del non privilegiato[1].
E sembrerebbe proprio questo il concetto a cui Silvio Berlusconi si è affidato nell’ultimo dibattito pre-elettorale del 3 Aprile 2006 quando, puntando il dito verso milioni di italiani, ha dichiarato che avrebbe
eliminato l’ICI sulla casa per tutte le famiglie.
Un vero colpo da maestro. E avrebbe potuto funzionare soltanto in un paese come l’Italia. Bisogna considerare che Berlusconi arrivò politicamente stremato a quell’appuntamento e tutti i sondaggi lo davano abbondantemente alle spalle di Romano Prodi. Eppure quella sortita riuscì immediatamente a pulire con un panno un’intera legislatura di leggi ad personam, crescita zero del PIL, precarietà ai massimi livelli e nessuna liberalizzazione.

L’Italia è un paese che con Alcide De Gasperi scelse la via americana di sviluppo. Da quel momento, assieme allo sviluppo economico, è arrivato anche l’individualismo in un contesto già fortemente frammentato.
Il sociologo Edward C. Banfield nel suo libro "Le basi morali di una società arretrata" del 1958, coniò l’espressione di “familismo amorale” per affermare un concetto simile. Le famiglie meridionali di quegli anni presentavano un comportamento volto a massimizzare gli interessi all'interno della propria cerchia familiare traducendosi nell'incapacità di costruire solidarietà allargate al di fuori di essa, nella convinzione che gli altri si comportino allo stesso modo (per questo egli vi aggiunge l'aggettivo amorale).

L’”Effetto ICI” sfrutta questa specificità del tessuto sociale italiano. I politici accorti sanno benissimo che a nessuno importa se grazie all’ICI i comuni italiani hanno i mezzi economici per garantire i servizi essenziali, per la pacifica convivenza e per il bene generale. Al contrario l’istinto acquisito da “free rider” ci fa dimenticare le normali responsabilità di membri di una comunità che si prefigge il compito di permettere a tutti una vita dignitosa. Ciò che davvero conta è non pagare l’ICI.


Se analizziamo la dinamica elettorale con questa metodologia, riusciamo perfino a capire il motivo per cui Romano Prodi è in netto calo nei sondaggi[2]. Il Presidente del Consiglio si difende parlando di errori tattici (tradotto: di comunicazione) e di tavoli sbagliati[3]. Ma la realtà è che nessuno in Italia ama perdere un metro del suo orticello. Le economie delle rendite da dinastia rappresentano tuttora il maggior canale di ricchezza delle giovani generazioni italiane[4]. Né merito né gavetta.
Ragion per cui questo processo storico e sociologico ha finito per intaccare la realtà valoriale delle persone, reificandosi in comportamenti ed automatismi concreti[5]. In altre parole, si dà per scontato e reale quello che è soltanto contingente ed effimero.
In Svezia, ad esempio, le persone che percepiscono l’indennità di disoccupazione senza averne il diritto, lo dichiarano negli uffici competenti. Nel mondo anglosassone, non pagare le tasse è altamente riprorevole. Sono forse poco furbi? No, al contrario. Essi sono portatori del più alto senso civico (civicness) che l’uomo possieda.
Robert Putnam definisce il capitale sociale come "aspetti della vita sociale - reti, norme e fiducia che abilitano i partecipanti ad agire assieme in maniera più efficace nel perseguimento di obiettivi comuni”. L'autore pone l'accento sulla caratteristica del capitale sociale che ne fa un facilitatore di azione collettiva.
Putnam intende verificare quali fattori influiscano sul rendimento delle istituzioni. Al termine della sua analisi individua nella civicness (cultura civica) uno di questi fattori. Con la civicness si intende un orientamento dei cittadini verso la politica che non è mosso da aspettative particolaristiche, ma da una visione dell’interesse individuale legata ad una concezione del bene comune. La civicness è identificata con la diffusione di un’ampia fiducia interpersonale, che facilita la cooperazione tra i cittadini per obiettivi comuni ed il funzionamento delle istituzioni politiche. Sul piano empirico, la civicness viene misurata con riferimento alla partecipazione ad associazioni.
Il politologo americano ha svolto un’ indagine nel nostro Paese per dimostrare che il rendimento delle istituzioni pubbliche, un elevato livello di integrazione politica e il buon funzionamento del sistema economico sono il risultato di una riuscita accumulazione di capitale sociale (inteso come tradizioni civiche) a livello regionale
[6].



La difesa della specie è comune a tutti gli organismi del pianeta e si manifesta nella procreazione. Nella razza umana il benessere comune ha perso di significato. James Lovelock, il creatore della "teoria di Gaia", sostiene che l’uomo sembra comportarsi come una forma di parassita virale, il quale attacca le risorse di un determinato territorio fino a dissiparlo, per poi andare alla ricerca di nuovi territori da sfruttare. Il problema, per Stephen Hawking, è che l’uomo non è ancora in grado di viaggiare su altri pianeti[7].
Il gene ,secondo l’etologo Richard Dawkins, è egoista
[8].
Messa in questi termini sarebbe “innaturale” avere un comportamento teso alla massimizzazione dei risultati individuali.
Dico questo perché sento spesse volte da ricchissimi imprenditori, da avvocati affermati e da molti altri percettori di rendite da dinastia, proteste per una Finanziaria che vuole difendere l’Interesse Generale.
Venendo a mancare il collegamento spaziale e temporale tra produzione e consumo, tra capitale e lavoro, è caduta anche l’alleanza tra datori di lavoro e subordinati. Ma è fin troppo semplicistico formulare la seguente domanda: chi sono i compratori? Evidentemente si guarda la forbice (che si allarga) tra grandi ricchi e grandi poveri soltanto dal primo lato. Si producono prodotti di lusso e di alta qualità per i nuovo ricchi dei paesi BRIC
[9]. Tutti gli altri dal discount, sempre che se lo possano permettere.


Ma torniamo al concetto iniziale. Se le risorse economiche sono scarse e gli interessi tutti diversi l’uno dall’altro, il caos sarebbe l’inevitabile punto d’arrivo di una politica ultra-populista in cerca del consenso. Governare, invece, significa ricomporre gli interessi antitetici di vaste aggregazioni di popolazione e sintetizzarli in vista del benessere della maggioranza. Si potrebbe vieppiù pensare di svantaggiare la maggioranza della popolazione ma solo in via provvisoria, in modo però da innescare uno sviluppo nel medio periodo che favorisca tutti[10].
I governi che producono dissenso sono quelli che toccano gli interessi dei “produttori del consenso”, ossia degli individui e dei gruppi in grado di organizzarsi a tal fine. Nelle società post-moderne disgregate, individualiste e sempre più precarie, in piazza scendono i benestanti.




[1] J.K. Galbraith, Culture and Contentment, 1992
[2]
Il Premier è al 42% di gradimento, in luglio era al 58%. Fra i ministri bene D'Alema, Di Pietro, Amato. Pollastrini in crescita. Da Repubblica del 13/1/2006.
[3]
Tra qualche mese si capirà il senso della nostra Finanziaria e quindi ci saranno perdonati anche gli errori tattici che abbiamo fatto», ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi nel suo intervento per i 60 anni della Cna (Confederazione Nazionale dell'Artgianato e della Piccola e Media Impresa) . «La Finanziaria la farei in modo identico ma diversamente, con tavoli più articolati perché non abbiamo interpretato il Paese. La Finanziaria», ha aggiunto Prodi, «è sostanza e noi non vogliamo mentire al Paese visto che per cinque anni è stata promessa una crescita del 2-3%. Da noi avrete sempre obiettivi dichiarati inferiori a quelli che raggiungeremo, perché mi sono posto l’obiettivo di non mentire mai al Paese». Da “Corriere della Sera” del 13/12/2006.
[4]
Alvi Geminello, Una repubblica fondata sulle rendite. Come sono cambiati il lavoro e la ricchezza degli italiani, 2006
[5] Reificazione, dal latino res ("cosa"). Il processo esposto dalla filosofia marxista per cui l'uomo si astrae da se stesso e si percepisce come cosa tra le cose. L'uomo diventa una cosa e sente così di soggiacere alle stesse leggi che regolano quelle cose che produce e che costituiscono l'attività peculiare della sua esistenza.
Gyorgy Lukàcs sosteneva che la reificazione equivale alla oggettivazione dei rapporti (reificazione = identificazione con la realtà, estraniazione da sé stessi)
[6] Robert Putnam, Making democracy work: civic Traditions in Modern Italy, 1993.
[7] Mentre la Royal Society gli conferiva la Copley Medal , il più alto riconoscimento scientifico britannico, Hawking ha approfittato dell'occasione per affermare che "la razza umana non sopravviverà se rimarrà confinata su un unico pianeta. Perciò dobbiamo andare, come direbbe Buzz Lightyear di Toy Story, verso le stelle e oltre". Da Internazionale n.673 del 22/12/2006, "Camera con vist sulla Terra"
[8]
Richard Dawkins, The Selfish Gene, 1994. Il libro ruota intorno ad un nucleo di idee:
- Il protagonista del processo di evoluzione non è la specie e, a guardar bene, nemmeno l'individuo, ma il singolo gene (il 'replicatore') o al più un pool di geni.

- Il gene funziona in modo da massimizzare le sue probabilità di sopravvivenza tramite duplicazione. Usando una metafora, potremmo dire che unico vero 'scopo' del gene è duplicarsi.
- Gli organismi complessi che compongono l'ambiente che ci circonda non sono altro che 'vettori' del gene, ovvero 'macchine da sopravvivenza', a volte molto complesse, frutto dell'evoluzione del gene che si garantisce la sopravvivenza e la replicazione con meccanismi sempre più raffinati. Non è quindi il DNA che serve all'individuo per riprodursi, ma è l'individuo ad essere uno strumento perchè il gene si possa riprodurre e diffondere.
- Per sua natura il gene è 'egoista', nel senso che non compie azioni che aumentano le probabilità di replicazione di un altro gene a discapito delle proprie. Quello che interpretiamo come altruismo è al più 'egoismo illuminato'.-I comportamenti a livello individuale e sociale delle specie animali sono guidati dal meccanismo del gene 'egoista'. Ciò non esclude che nella specie umana si possano instaurare atteggiamenti altruistici, che sono però appresi e non innati.
[9] Brasile, Russia, India, Cina.
[10] Il concetto è simile a quello di "solidarietà dinamica", secondo cui l'equità migliore e più durevole non è quella dell'egualitarismo al ribasso bensì quella che si raggiunge con lo sviluppo. Alberto Quadrio Curzio in Economy n.52 del 21 Dicembre 2006, "La Finanziaria che avrei voluto".

sabato 18 novembre 2006

Cavalcando l'onda

Feed XML offerto da BlogItalia.it

I sondaggi di per sè sono molto utili. Sono strumenti efficaci che i governanti usano per elaborare nuove politiche. Sono utilizzati dalle aziende che vogliono analizzare i gusti dei consumatori. I sondaggi sono, in un’epoca in cui tutti avranno il loro quarto d’ora di celebrità mediatica, un indispensabile mezzo di calibratura per le democrazie.


Sondare è compost
o da “sub” e “undare”. Letteralmente significa “sotto l’onda” e sta ad indicare l‘atto di misurare con lo scandaglio la profondità dell’acqua del mare di cui non si può vedere il fondo.
L’idea è semplice ma incredibilmente efficace. I sondaggi di opinione vengono effettuati presso campioni statisticamente rappresentativi della popolazione. Ciò sta a significare, ad esempio, che non tutti gli italiani vengono presi in esame per effettuare le misurazione dell’auditel.
Ragionando per assurdo si potrebbe quasi affermare che i provvedimenti di legge siano dei sondaggi rivolti a rappresentanti del Paese su tematiche che riguardano l’opinione stessa del popolo rappresentato. Si tratterebbe quindi di meta-sondaggi[1]. L’unica differenza dal comune sondaggio, direttamente percepibile dai cittadini è la valenza esecutiva del “sondaggio parlamentare” che viene codificato in norme.
Questo meccanismo potrebbe rivelarsi pericoloso a cause dell’insorgere di “bolle d’opinione” del tutto assimilabili alle bolle speculative nei mercati finanziari. Quando nasce un trend, esso si autoalimenta e spesso si hanno conseguenze inaspettate.

Il 58% degli italiani giudica molto o abbastanza negativa l'azione del governo Prodi, contro il 39% che esprime un giudizio molto o abbastanza positivo. Sono questi alcuni dei risultati di un sondaggio commissionato da “Ballarò” di Giovanni Floris alla società Ipsos che lo ha effettuato lunedì 30 novembre su un campione di 1000 persone rappresentativo della popolazione italiana adulta
[2].
Gli italiani non appoggerebbero più questo governo, nato soltanto sei mesi fa e per di più senza che abbia potuto attuare alcuna politica determinante di programma (eccetto la Riforma Bersani), per vederne gli effetti. Questa è la ragione per la quale una forma di democrazia diretta sarebbe perlomeno caotica, non darebbe coerenza al corpus legislativo e sarebbe troppo legato agli opinion leaders del momento. I mullah islamici ricoprono egregiamente tale ruolo.
Inoltre il trend d’opinione, come detto, si auto-alimenta ed i frame comunicativi si appiccicano troppo velocemente agli uomini politici
[3]. Un Paese guidato dai sondaggi sarebbe inaffidabile, anarchico, populista. Eppure in Italia ogni nuovo sondaggio è usato in modo strumentale dai partiti per portare avanti battaglie politiche “in nome del popolo sovrano”.

I sondaggi sono davvero funzionali al benessere degli amministrati? Una legge non scritta del capitalismo stabilisce che un numero molto ridotto di persone possegga l’80% del capitale di una nazione.
Messa in questi termini, essendo il sondaggio rappresentativo della popolazione di riferimento, tenderà ad esprimere l’opinione del ceto medio-basso. Ma se analizziamo il caso italiano, ci accorgiamo che in realtà non è così. Le spiegazioni sono semplici. I possessori di capitale hanno molti strumenti di persuasione come quotidiani e media, ed inoltre possono mobilitarsi più facilmente avendo molti più mezzi a disposizione. In Italia sembra emergere un ceto medio-basso sempre più povero, non istruito, “ipnotizzato” dai media ed incapace di organizzarsi.
In Cina la situazione è diversa. Federico Rampini descrive un Impero in fermento
[4]. Città grandiose, belle e complesse. Aziende potenti ed ingegneri super-specializzati. Voglia di apprendere e modestia. Nuovi ricchi e piccoli spiragli per democrazia. Eppure in Cina vi sono almeno 800 milioni di poveri. Non esistono diritti sindacali. I movimenti di protesta sono debellati sul nascere. Lo Stato è assente e vincono le multinazionali. Le sterminate campagne non hanno ricevuto gli influssi benefici dell’apertura al capitalismo voluta da Deng Xiao Ping. La classe urbana o di neo-urbanizzazione sogna la scalata sociale e ha fiducia nel futuro. La classe contadina distante migliaia di chilometri da Shangai o da Pechino, non ha mezzi né conoscenze per emergere, ed è sempre più sfruttata. Soltanto il 20% della popolazione trae profitto dall’ascesa cinese. Bisogna ammettere che si tratta di un andamento fisiologico, è accaduto anche in Europa e negli USA e si sta riproponendo tuttora in una situazione di capitalismo maturo. La crescente disuguaglianza è stata infatti una issue determinante per la sconfitta di George W. Bush nelle elezioni di mid term. Nonostante ciò, nessuno obietta che in un prossimo futuro anche i contadini potranno beneficiarne.
Il paradosso è dietro l’angolo. Un eventuale sondaggio rivelerebbe che in questo momento storico l’80% dei cinesi sarebbe insoddisfatto del governo dittatoriale e chiederebbe dei cambiamenti, con conseguenze negative per i contadini stessi nel lungo periodo.
In un recente passato è accaduto che un’intera nazione, la Germania, si sentisse defraudata dalle condizioni imposte dalla Conferenza di Parigi del 1919, al termine della Grande Guerra. Erano i tempi della Repubblica di Weimar, debole e senza una vera guida. Hitler ne approfittò e prese il potere. La Germania, tutto sommato, accettò il regime così come accadde per l’Italia fascista. Un sondaggio d’opinione fatto allora avrebbe dimostrato proprio questo appoggio silenzioso al fuhrer a causa del risentimento e della voglia di restaurare una grande Germania. Quell’ipotetico sondaggio avrebbe provocato, come è successo, 50 milioni di morti.

Spesso i sondaggi rivelano una volontà che non si vuole attuare. Un excursus dell’inconscio. Una parola uscita tra i denti. A Napoli si sta vivendo un anno drammatico con clan che si combattono ed un clima di guerriglia permanente. Roberto Saviano ha descritto bene la realtà partenopea[5]. La maggioranza dei cittadini la pensa allo stesso modo. Eppure Napoli non vuole l’esercito e continua per la sua strada. E’ d’accordo con Saviano ma patteggia per lo status quo. La Camorra dà da vivere e il dissenso sarebbe troppo pericoloso. Un sondaggio rivelerebbe questa necessità di un’azione rapida contro la Camorra, ma la popolazione la contrasterebbe nei fatti in una sorta di nazionalismo cittadino.

Altre volte i sondaggi mostrano delle opinioni inesistenti. Accade perché i cittadini non hanno riflettuto su determinati argomenti e perché fa comodo sostenere certe cose. Le persone sentono il desiderio di allinearsi all’opinione o alla morale media della massa. Pochi ammetterebbero di sostenere la pena di morte, ma molti ucciderebbero l’assassino dei propri figli.

Nelle democrazie mature i sondaggi rappresentano delle tecniche di marketing. Servono a creare l’agenda di tematiche di cui i cittadini devono tener conto[6]. Sono uno strumento di potere poiché selezionano gli argomenti da somministrare al popolo insabbiando tutti gli altri[7]. Sono spesso commissionati ad hoc. I quesiti sono manipolati, retorici. La risposta è depositata nella domanda.
Più che misurare, i sondaggi hanno la forza di scavare gli abissi.


[1] Il concetto si può applicare agli speculatori di Borsa. Essi infatti scommettono sull’andamento dei prezzi di determinati settori e aziende in base a congetture del tipo: come si comporteranno tutti gli altri speculatori?
[2] Notizia tratta da “Il Resto del Carlino” del 2 novembre 2006. Il sondaggio completo: negativo anche il giudizio sulla legge finanziaria: il 42% ritiene che dopo l'approvazione della legge le cose peggioreranno, il 38% pensa che non cambieranno e solo il 12% si dice sicuro che miglioreranno. La maggioranza degli italiani (56%) non rimpiange comunque il governo Berlusconi, per il quale nutre nostalgia il 41%. Un eventuale governo di larghe intese che metta insieme i principali partiti delle due coalizioni è ritenuto non pensabile dal 40% degli italiani, utile ma non praticabile dal 29%, da fare al più presto dal 19%. I caso di nuove elezioni una larga maggioranza (62%) vorrebbe nuovi leaders, mentre il 31% vorrebbe ancora in lizza Prodi e Berlusconi.
[3] Gorge Lakoff, Non Pensare all’Elefante, 2006. L’autore spiega quanto le parole e la comunicazione siano decisive per far presa su elettori poco razionali. Questi rispondono a frame (cornici di significato) radicati nel nostro inconscio e se i fatti non rientrano in quelle categorie il nostro cervello li rifiuta. Per raggiungere gli elettori, tutti i temi del dibattito politico devono essere collegati tra loro all’interno di uno schema più ampio e familiare (grandi metafore). La tesi di Lakoff è che i democratici americani non sanno usare le tecniche comunicative. Cosa che invece riesce benissimo ai repubblicani (gli elefanti).
[4] Federico Rampini, Il Secolo Cinese, 2005 e L’Impero di Cindia, 2006
[5] Roberto Saviano, Gomorra, 2006
[6] La teoria dell’agenda setting è stata elaborata in modo compiuto da E. Shaw e afferma quanto segue: "In conseguenza all'uso dei Mass - Media e dei mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione o trascura, enfatizza o neglige elementi degli scenari pubblici. La gente tende ad includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i Media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, una importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass- Media agli eventi, ai problemi e alle persone". E.Shaw, Agenda Setting and Mass Comunication Theory, in Gazette (International Jurnal for Mass Comunication Studies) vol. XXV, n.2, 1979.




domenica 12 novembre 2006

Rating governativi


L’opposizione ripete di continuo che quello attuale è il peggiore governo dall’istituzione della Repubblica. Uno slogan semplice che cattura l’opinione pubblica[1].


E' possibile dare una graduatoria ad un governo? Quali sono i parametri di giudizio? Esiste un organismo che si preoccupa di stilare classifiche ai governi?
Come minimo occorrerebbe prender nota dei risultati raggiunti a distanza di qualche anno. E come si fa un’operazione di questo tipo? Si considerano le policies di una determinata amministrazione e poi si calcolano gli effetti sul tessuto economico sociale?
E come valutare gli effetti sull’ambiente? A esempio, Se il governo introduce un decreto grazie al quale disincentiva l’utilizzo dei depuratori, sicuramente l’impatto immediato sulle condizioni economiche saranno positive poiché le aziende avrebbero minori preoccupazioni e assumerebbero di più. Ma nessuno pensa agli effetti di lungo periodo?

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha di recente esternato un personale malessere riguardo la scarsa preoccupazione del futuro da parte del popolo italiano e dei suoi rappresentanti.
«Il Paese è impazzito, nessuno pensa al domani», dice il Premier
[2].
Ma è la successiva affermazione di Prodi a evidenziare tutta la forza, ma anche il limite inevitabile della democrazia mediata: «Non temo gli scontenti perché le elezioni non sono vicine».

Se, come pensava J.A. Schumpeter, la democrazia serve ad arrivare a decisioni politiche per mezzo di una lotta competitiva per il voto popolare
[3], allora è vero che il governo in carica non ha da temere alcunché proprio in virtù del fatto che le prossime elezioni sono lontane (o almeno si presume che lo siano). L’idea di democrazia di Schumpeter va però coniugata con la forza raggiunta dall’opinione pubblica grazie all’agenda che i media gli impongono. Secondo Friedrich, infatti, i cittadini attivamente partecipanti obbligheranno l’intera squadra di governanti a essere maggiormente ricettiva e responsabile[4]. Ma, aggiungo io, il principio delle “reazioni previste” farà in modo che ogni compagine partitica tenderà inevitabilmente in ogni momento della vita della Legislazione a ritagliarsi il proprio spicchio di senso, tenendo fede della logica del marketing politico. Ogni partito tenderà a vendersi ad una nicchia di potenziali votanti. Prevale l’egoismo di parte sulla sintesi politica tra tutte le fazioni in gioco. La maggioranza oggi si regge sul trasversale sentimento anti-berlusconiano. Questo è il motivo principale per cui il governo è costretto a concedere favori alle varie componenti una coalizione tanto composita, facendo di fatto prevalere una logica miope di breve periodo.
I governi e i governanti rispondono alle domande degli elettori (se formulate in modo tale da minacciare il loro potere e prestigio) perché sono interessati alla rielezione; e in situazioni di risorse scarse, le risposte verranno date soltanto a quelle domande che si impongono sia perché avanzate da gruppi dotati di potere sui governi e sui governanti, sia perché congruenti con il programma politico presentato agli elettori
[5]. Questo è lo schema da cui partire per analizzare compiutamente le dinamiche dell’esecutivo Prodi.

Il complesso scenario socio-economico attuale non consente di valutare le proposte legislative nel breve e medio periodo. Le leggi devono inserirsi nel contesto sociale, “abbracciare” il popolo. Inoltre bisogna mettersi in testa che la coperta (economica) è corta, non si può accontentare tutti. Alexis De Tocqueville elogiava nella democrazia americana soprattutto la capacità di assorbire gli interessi delle lobbies per mezzo delle organizzazioni nate dal basso
[6]. Ma laddove tali organizzazioni sono troppo potenti e possono bloccare il normale funzionamento del sistema, com’è accaduto per i controllori di volo durante l’Amministrazione Reagan[7], è ragionevole pensare di sacrificare alcuni legittimi interessi per il benessere comune. A tal fine è opportuno che l’elite al potere comunichi efficacemente il piano d’azione ed il risultato da raggiungere. Il primo governo Prodi aveva ben chiaro l’obiettivo e di conseguenza il popolo accettava con maggior entusiasmo la stretta economica.
David Easton, il padre dell’analisi sistemica della politica, ritiene che il processo di decisione può essere complicato da immissioni di input prodotti dalla stessa autorità politica e non solo quindi dai bisogni provenienti dal basso
[8].

In che misura i precedenti governi riescono ad influenzare le politiche del governo in carica?
Le leggi di questo governo sono anche frutto della sua precarietà. Situazione determinata da una legge elettorale a dir poco scriteriata. Ecco il motivo per cui i criteri di giudizio devono essere rivisti. Abbiamo sotto agli occhi il discusso “Indultino”, necessario al fine di svuotare le carceri dopo la Bossi-Fini e la legge sulla droga voluti dal governo Berlusconi; infine va considerata la Legge Finanziaria, che è “dura” ma è stata promossa dalla UE e serve a coprire i buchi determinati da una non ottima gestione del governo precedente.

Autorevoli amministrazioni si trovano in una situazione di precarietà simile a quella italiana.
La Große Koalition tedesca è in difficoltà sul piano dell’efficacia delle proprie policies, inattuabili o troppo poco incisive. Il governo tedesco di Angela Merkel è ostaggio dei centristi poco inclini a svolte riformistiche che abbiano un reale effetto. Il governo italiano è invece vittima dell’estremismo della sinistra radicale che propone scelte eclatanti che scontentano più della metà degli elettori.
George W. Bush, in seguito al voto di mid term deve amministrare in coabitazione con i Democratici. La democrazia americana è caratterizzata da un sistema di pesi e contrappesi che sterilizza le decisioni del Presidente il quale deve scendere a patti con l’opposizione capitanata da Nancy Pelosi. Anche tale condizione inciderà sulle future leggi dell’Amministrazione Bush.
La qualità delle decisioni politiche di un governo non sono calcolabili e risentono di troppi fattori. Stilare una graduatoria è un paradosso o un non sense. Soprattutto se questi giudizi vengono espressi a distanza di qualche giorno dalla prima decisione determinante presa dall’esecutivo.


[1] Gianfranco Fini ad esempio: “Questo e' il peggiore governo della storia repubblicana". Quello di Prodi non e' un governo di centro-sinistra, ma di sinistra". E' un governo "prigioniero delle peggiori nostalgie della sinistra radicale". L'esecutivo, quando cadra', e spero presto, cadra' per una rottura al centro", 06/11/2006 da “Repubblica”.
[2] L’intervento completo di Romano Prodi estrapolato dal “Corriere della Sera del 12/11/2006: «È inutile fare politica vivendo sull'oggi. Ormai siamo in un Paese impazzito che non pensa più al domani. Io ho fatto una Finanziaria che pensa allo sviluppo domani, dopodomani e nei prossimi anni, che pensa a ricostruire il Paese. Con una Finanziaria del genere si fanno molti scontenti. Ma questo non mi fa paura perché non ci sono elezioni imminenti e perché è ora che i politici governino anche scontentando, ma per il bene di tutti. Lo ripeto: scontentare a volte significa fare il bene di tutti».
[3] J.A. Schumpeter, Capitalism, Socialism and Democracy, 1942
[4] Carl J.Friedrich, The significance of the Constitution Draft prepared by the SED, 1946
[5] Gianfranco Pasquino, Corso di Scienza Politica, 1997
[6] Alexis De Tocqueville, La Democrazia in America, 1835.
[7] Nel 1981 i controllori di volo proclamarono uno sciopero bloccando quindi il traffico aereo americano Reagan decise un licenziamento di massa, scavalcando i sindacati.
[8] David A. Easton, A Framework for Political Analysis, 1965.