mercoledì 3 gennaio 2007

Il ritorno dell’immagine

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Gianni Vattimo, il noto filosofo, ritiene che l’uccisione di Saddam sia un atto da ricondurre al vecchio imperialismo. Sia governo che tribunale sono stati impiantati da una potenza imperialistica esterna: gli USA[1].


Tariq Ali è ancor più crudo sostenendo la significatività di un 2006 finito con un'impiccagione coloniale, mostrata quasi interamente (salvo gli ultimi istanti) dalla televisione di stato dell’Iraq occupato. Secondo Ali la manipolazione del processo era così evidente che persino Human Rights Watch, la più grande organizzazione americana dell’industria dei diritti umani, ha dovuto condannarlo come una farsa completa. Su ordine di Washington sono stati sostituiti i giudici, gli avvocati difensori sono stati uccisi e l’intero procedimento ricordava un linciaggio ben orchestrato […] I doppi binari applicati dall’Occidente non cessano mai di stupire. L’indonesiano Suharto, che governava su una montagna di cadaveri (almeno un milione, se accettiamo le stime più basse) è stato protetto da Washington. Lui non ha mai dato noia come Saddam. E che dire di coloro che hanno creato il caos nell’Iraq di oggi? I torturatori di Abu Ghraib, gli spietati macellai di Fallujah, i fautori della pulizia etnica a Baghdad, il direttore del carcere curdo che si vantava di avere come modello Guantanamo.
Nabil El Fattah, uno dei più importanti analisti arabi dell'islam radicale afferma che "l´uccisione di Saddam Hussein segna l´inizio della fine di uno Stato iracheno unitario. L'impiccagione dell'ex raìs apre la strada non solo a una nuova ondata di violenze ma alla divisione etnica dello Stato. L'impiccagione di Saddam segna un punto di non ritorno nello scontro tra sciiti e sunniti. E forse non solo in Iraq. [...] non vi è dubbio che l´eliminazione di Saddam Hussein è un punto a favore dell'Iran e uno schiaffo all'Arabia Saudita. Riyad potrebbe reagire sostenendo, con denaro e armi, la resistenza sunnita irachena. Di certo, l´esecuzione di Saddam contribuirà a moltiplicare la violenza in Medio Oriente e a destabilizzare ulteriormente questa tormentata regione.

Bush e Blair saranno mai processati per crimini di guerra? C’è da dubitarne[2].

Quando in Piazzale Loreto molti italiani infierirono sul corpo già senza vita di Mussolini, la situazione era ben diversa
[3]. Innanzitutto non si era ancora insediato un governo legittimo e l’Italia era ancora in guerra. Non vi fu un processo intentato dalle nazioni vincitrici come accadde più in là con il Processo di Norimberga per i gerarchi nazisti.
La Storia viene scritta dai vincitori. Cosa sarebbe successo se la Germania non avesse attaccato la Russia e avesse consolidato i suoi confini prima della debàcle? Probabilmente i regimi nazi-fascisti si sarebbero normalizzati e sarebbe nata una democrazia “putiniana”. Se Mussolini avesse vinto tutti lo avrebbero applaudito perché, come ha ribadito Renzo De Felice, l’Italia aveva accettato il Regime così come lo hanno avallato sia i potentati economici (la Fiat in primis) che la Corona. Anche nella Germania nazista, secondo Goetz Aly (Hitler's beneficiariers, 2007) si è verificato lo stesso meccanismo di acquiescenza al regime da parte del popolo, dei banchieri e degli industriali in cambio di benefici materiali.


In Iraq Saddam riscuoteva un forte credito e la gente lo aveva accettato seppur passivamente. I panni sporchi si lavano in casa. George W. Bush ha deciso di intervenire utilizzando la formula retorica delle “armi di distruzione di massa” mai rinvenute, e per combattere il terrorismo. In realtà il terrorismo rivendicativo è aumentato ed è nata una nuova potenza regionale, l’Iran, in grado di destabilizzare l’intera area in funzione anti-americana (ma non anti-occidentale vista la decisione di Ahmadinejad di usare l’Euro come moneta dei pagamenti internazionali). Inoltre ha creato un nuovo martire, tanto è vero che la tomba di Saddam ad Awja è già meta di pellegrinaggio per i suoi fedelissimi e per gli iniziati alla jihad.

Neil F. Johnson, fisico dei sistemi complessi della Oxford University sostiene nel suo studio che la guerriglia è invincibile[4]. E lo è ancor di più una guerriglia fondata sulla fede e sul revanchismo anti-imperialista fomentato dagli imam, aggiungo. L’America conosceva bene la guerriglia. Il Vietnam, così come l’Afghanistan per i sovietici sono stati dei completi fallimenti dimostrando che la superiorità economica ed organizzativa non riesce a battere la forza della coesione e dei sentimenti.

Persino il neo-con Daniel Pipes ritiene che le conseguenze dell’esecuzione del raìs potrebbero essere gravissime, confermando però che la condanna a morte è moralmente e emotivamente da approvare, un debito da saldare con le sue decine di migliaia di vittime. Pipes è preoccupato però dall’inadeguatezza del tribunale poiché i crimini contro l’umanità sono difficile da giudicare e la procedura è stata affrettata e incompleta. Poi sul piano pratico c’è il pericolo che per gli insorti Saddam Hussein diventi un martire, e il conflitto fratricida tra sunniti e sciiti s’ingigantisca e renda ingovernabile l’Iraq
[5].

Una situazione di risentimento anti-occidentale si riscontra addirittura nel giardinetto sotto casa degli americani. In Sud America e in America Latina, con l’ascesa di Morales, Chavez, Kirchner, Lula, Calderon, Bachelet, Ortega e Correa, è nata una forte opposizione contro Washington. Anche questi uomini politici hanno intercettato l’esigenza dei rispettivi popoli di svincolarsi dall’egemonia americana, soprattutto per quanto riguarda gli idrocarburi.

Nel discorso di addio alla carica di Segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan ha esternato tutto il suo disappunto per la condotta americana in politica estera. Egli elenca le regole auree delle relazioni internazionali, tra cui «il rispetto per i diritti umani e la legge del diritto». Questi ideali possono essere diffusi in tutto il mondo «solo se l'America resta fedele ai suoi principi anche nella lotta al terrorismo», ha detto Annan che nel discorso allude all'invasione dell'Iraq: quando «la forza militare è usata, il mondo la considererà legittima solo se viene convinto che è per la giusta causa, in accordo con norme largamente accettate». Secondo Annan, «i governi devono essere responsabili delle loro azioni, sull'arena internazionale e non solo sul fronte interno. Ogni stato deve render conto ad altri stati su cui le sue azioni possono avere un impatto decisivo. Per come stanno le cose le nazioni povere e deboli sono tenuti facilmente in riga perché hanno bisogno di aiuti internazionali. Mentre i ricchi e i potenti, le cui azioni hanno l'impatto maggiore sugli altri, possono essere contenuti solo dai loro popoli»
[6].


Il 14/12/2003 si diffondevano le immagini della cattura di un dittatore sporco, impacciato, intimorito, solo. Molti si sono chiesti il motivo per cui non è stato giustiziato subito per mano delle forze occupanti. Evidentemente si voleva evitare un martire attendendo che la acque si fossero calmate. Oppure si ricercava nella forza dell’immagine una uova legittimazione dell’impegno americano in Iraq nei confronti dell’opinione pubblica interna e per mostrare agli avversari la propria superiorità.
Secondo Jean Baudrillard la Neoguerra
[7] è diventata un prodotto mediatico tanto che le guerre di oggi non hanno luogo ma sono soltanto rappresentate televisivamente. Da ciò è lecito indagare sulla carica di significato delle immagini che i media sbattono in prima pagina e sui nostri monitor. Queste immagini riescono infatti a modellare la realtà che li ha prodotti retro-agendo su di essa attraverso la contaminazione delle menti. La memetica studia appunto il passaggio delle idee e dei significati tra la popolazione così come la biologia studia le forme viventi all’interno di determinati contesti ecologici (la semiosfera). Le idee possiedono la capacità di riprodursi e sfruttano l’ambiente a tal scopo. Un’immagine pubblicata non è nient’altro che un sistema, una specie di altoparlante , un apparecchio attraverso cui un’idea (o un concetto o un significato) produce altre idee, copie di se stesse. Nella semiosfera si pone il problema della propagazione conflittuale, concorrenziale di certe unità culturali (i memi) le quali vivono una loro vita tutto sommato indipendente da noi uomini che li ospitiamo e li riproduciamo. La cultura e persino l’autocoscienza non sarebbero altro che un artefatto dell’interazione di memi autonomi, idee capaci di replicarsi e co-evolvere con indifferenza dell’impatto sugli esseri ospitanti[8].
Baudrillard sostiene che nel passaggio dall’analogico al digitale l’immagine faccia ormai parte di un flusso. Nel flusso l’eccezione diventa regola per cui l’unicità delle immagini finisce per sbiadirsi venendo a mancare la differita e la distanza dall'oggetto immortalato. Nel flusso sembra contare soltanto la proliferazione delle immagini ed il calcolo. Da ciò nasce la gigantesca illusione che il pensiero si limiti solo a questo. Il flusso permette il passaggio all’egemonico poiché quest’ultimo non è altro che il riassorbimento di ogni negatività, intesa come rappresentazione fedele della realtà, nelle questioni umane. Poiché, come dice Marshall McLuhan il medium è il messaggio ed il messaggio televisivo è caldo, quest’ultimo trasmette una percezione tattile ed immediata. Non permette più la distanza né il giudizio critico
[9].

Nemmeno le immagini di guerra sfuggono a questa logica. Affinché le immagini siano un’autentica informazione, bisognerebbe che fossero differenti dalla guerra stessa. Ma oggi sono diventate proprio altrettanto virtuali della guerra, e quindi la loro violenza specifica si aggiunge alla violenza specifica della guerra. Le immagini di guerra mostrano sostanzialmente il lato pornografico della guerra.

Ma, per una sorta di ironia oggettiva, le immagini complici del sistema, come quelle della morte di Saddam, possono diventare terroristiche senza saperlo, e possono destabilizzare il sistema. Si arriva ad un punto di congiunzione inestricabile tra la violenza propria dell’immagine e la violenza fatta dall’immagine e crea un effetto-shock di rimando, di reversione, di parodia attraverso cui il sistema va in corto circuito. Chi vuole il potere tramite l’immagine, morirà di ritorno-immagine
[10].

[1] Gianni Vattimo da Radio24, “La zanzara” di Giuseppe Cruciani del 02/01/2007
[2] Tariq Ali, Saddam Hussein. Altro che Norimberga. Un processo coloniale , Il Manifesto del 31/12/2006. Si veda anche Noam Chomsky, La colonizzazione del Medio Oriente. Le sue origini e il suo profilo, Web Archive Noam Chomsky.
[3] Mussolini fu fucilato insieme alla sua amante Claretta Petacci a Dongo vicino Como, il 28 aprile 1945 dai partigiani che li avevano catturati mentre tentavano di fuggire dall'Italia. Il Prof. Salvadori vede delle analogie tra la l'uccisione di Mussolini e l'impiccagione di Saddam. L´analogia è che la resistenza italiana voleva impedire che Mussolini vivo potesse sopravvivere come punto di riferimento di un mondo neofascista che avrebbe avuto nel duce un referente pericoloso per l´Italia che provava a ricostruirsi sulle macerie della Guerra. Nel caso di Saddam, c´è un potere espressione della maggioranza curdo-sciita e sostenuto sul campo dagli angloamaericani, che haritenuto un Saddam in vita una sorta di "bomba" ad alto potenziale». La differenza sta nel fatto che l´esecuzione dell´ex dittatore è un atto di una guerra civile ad opera della maggioranza curdo-sciita diretto contro i sunniti che sono legati all´eredità politica di Saddam. Massimo Salvadori, Analogie tra Mussolini e il raìs ma contesti diversi, Unità del 03/01/2007.

Paul Berman (l'autore di Terror and Liberalism, 2006) attacca con toni aspri la condanna alla pena di morte per un dittatore fascista da parte del governo italiano affermando che un grande pericolo per le società sviluppate è quello di "provare indignazione per reati minori e restare ciechi davanti a reati maggiori, mentre ci si congratula per la propria superiorità morale. Queste persone credono di avere la «coscienza a posto», ma in realtà si tratta di una «coscienza falsa». Paul Berman, L'Italia e la fine del Raìs, 2007
[4] Neil F. Johson, The Mother (Nature) of All Wars? Modern Wars, Global Terrorism, and Complexity Science, APS Physics, Novembre 2006.
[5] Daniel Pipes, La pena capitale? Giusta. Ma ora serve moderazione, evitiamo di farne un martire, Corriere della Sera del 27/12/2006.
[6] Il Sole 24 Ore dell’11/12/2006, Onu, nel discorso di addio Annan attacca gli Usa.

[7] Alla fine dell’Impero Sovietico cessano le condizioni della Guerra Fredda, ma vengono al pettine i nodi delle guerre del Terzo Mondo mai cessate. Secondo Umberto Eco nella Neoguerra:
· È incerto chi sia il nemico. Tutti gli iracheni? Tutti i serbi? Chi bisogna distruggere?
· La guerra non è frontale a causa della natura stessa del capitalismo multinazionale.
· L’informazione pone il nemico nelle retrovie. Il flusso di informazioni svolge la funzione che nelle guerre tradizionali svolgevano i servizi segreti: neutralizza ogni azione di sorpresa.
L’industria dell’informazione ha imposto le seguenti regole alle neoguerre poiché i media erano obbligati ad introdurre nella logica della guerra un principio di felicità massimale o almeno di sacrificio minimale:
· Non dovrebbe morire nessuno dei nostri
· Si dovrebbero uccidere meno avversari possibile e soprattutto non uccidere i civili
Umberto Eco, A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico, 2006.
[8] J.Lotman, La Semiofera, 1984. E.Morin, Le idee: habitat, vita, organizzazione, usi e costumi, 1993. E.O. Wilson. Sociobiologia, 1979. R.Dawkins, Il gene egoista, 1992.
[9] Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, 1967.
[10] Jean Baudrillard, Il digitale e l’egemonico, Internazionale n.674 del 29/12/2006.

3 commenti:

cloroalclero ha detto...

Sei 1 bloggaro interessante,mi è capitato di leggerti piu volte e trovo colto quello ke dici.Però metti 1 po' troppa carne al fuoco.
cmq io nn sono d'accordo che la tv abbia modificato le percezioni della morte da parte dei politici. Magari della gente "normale"(quelli che non è che tutti i giorni devono decidere della vita o della morte degli eltri,magari x loro sì. Le analisi di baudrillard, di mcluhan, con rispetto parlando, sono sociologia. La verità è che bush ragiona sulla pelle degli aaltri come filippo IV di francia o Papa giulioII. e possima parlare di storia politica fin che vuoi, ma oligarchie erano e oligarchie restano, quelli che decidono della pace e della guerra.
Cloroalclero

tisbe ha detto...

sono d'accordo con Vattimo

Loska ha detto...

mica ha tutti i torti, Vattimo...