venerdì 1 dicembre 2006

Detto questo


George Orwell[1] diceva che il politically correct[2] avrebbe portato all'abolizione delle parole negative (come sbagliato) con parole dal significato positivo ma con un prefisso “s” o “in” (come scorretto). Il linguaggio astruso, ampolloso e burocratico di un tempo aveva il compito di impedire ai non introdotti (notare l'uso orwelliano del p.c.) di capire. Il politically correct di oggi assume lo stesso contenuto d’ipocrisia. E’ infatti un modo per aggirare la realtà ed acquisire il consenso. Ed ecco che la “guerra imperialista tesa alla conquista del petrolio, ad uno sbocco sull’Asia e allo slancio dell’economia americana”, diventa con un abile gioco di parole “Guerra al terrorismo e agli avamposti della Tirannia”[3]



Il modo di parlare di una comunità di parlanti è figlio degli usi e consuetudini di tale comunità. E dei suoi vizi. Vi ricordate i tempi in cui “attimino”, “qualcosina, “momentino”, infestavano l’Italia intera? Ma per non andare nemmeno troppo indietro nel tempo “mi consenta” era sulla bocca di molti e ha assunto un brevetto politico di destra. Oggi è Paolo Bonolis il più imitato dagli italiani con i suoi paroloni surreali ma ben posti che strappano ilarità anche alle masse ignoranti (che adorano farsi prendere in giro da chi è più dotto di loro come da usanza tipica italiana). E che dire dello sboccato linguaggio romanesco che monopolizza la TV dello Stivale da RaiUno a Canale5. Si vuol quasi far credere che l’humour e gli intercalari della Capitale abbiano valenza nazionale e che siano spiritosi anche a Bolzano. L’imposizione forzata della parlata romana ha lo stesso effetto dell’inglese della CNN. Da un lato uniforma la lingua, dall’altro la impoverisce. “Grazie davvero” di Bonolis è ormai il saluto di congedo standard per il bravo presentatore tanto è vero che anche Fabio Fazio vi ricorre spesso nel suo “Che tempo che fa”
Noto inoltre con disappunto che molte delle convinzioni della mia infanzia non hanno più fondamento. Ho sempre saputo, perché me l’hanno insegnato, che “familiare” non si scrive “famigliare”. Eppure ovunque nella carta stampata e nelle traduzioni dei testi internazionali la “g” viene omessa con una certa disinvoltura. Certo, un semplice sillogismo ci fa ammettere che se famiglia è il sostantivo allora famiGliare è l’aggettivo. In un’epoca di semplificazioni era più che scontato che si arrivasse ad una soluzione del genere.

Ma tornando al politicamente corretto del preambolo, voglio mettere in evidenza una tendenza dell’ultimo anno che sembra destinata a durare a lungo (nostro malgrado).
Non c’è imprenditore, presentatore o uomo politico che non adoperi la locuzione “detto questo”. Detto questo, voglio tornare a parlare di… Non vi è mai capitato di ascoltare una frase di questo tipo? Credo proprio di sì. Anche questa è una forma di concessione fatta alla parte inattaccabile del discorso dell’avversario (per non essere isolati e per non perdere elettorato). Dopo la concessione, Umberto Eco sostiene che vi è sempre una ritorsione ed un attacco violento
[4].

-Sicuramente la Finanziaria 2007 non è stata comunicata a dovere dagli esponenti della maggioranza e ha ricevuto critiche da ogni settore della società civile. Detto questo è giusto ribadire il perché si è fatta un’operazione così coraggiosa e rischiosa. La colpa è del precedente governo che ha fatto aumentare il debito per via di una spesa pubblica scellerata, etc…-.

Questo è un classico discorso concessivo con sferzata al fianco.
Prima concedo qualcosa e poi infierisco. In questo modo si cerca di entrare in sintonia col sentire comune di rispetto della controparte e della popolazione che scende in piazza. Il fine è quello di rendere più accettabile una critica dopo che abbiamo comunque rischiato qualcosa rinnegando parte della nostra storia personale e politica.


[1] Gorge Owell è l’autore di Animal Farm (1944) e di 1984 (1949).
[2] Il politicamente corretto indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori.
[3] Secondo la retorica di Condoleeza Rice. Attualmente gli avamposti della tirannia sono: Birmania, Corea del Nord, Iran, Bielorussia, Zimbawe e Cuba.
[4] Umberto Eco, A Passo di Gambero. Guerre Calde e Populismo Mediatico, 2006.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

siiiiiiiii, mamma mia l'ho notato solo nel 2010 e non lo sopporto più, sono ridicoli ....e grazie per la sfumatura sottile, è vero quando usano questa locuzione danno un'idea di concessione, mavaff.....

Marco Fiocchi RondoneR ha detto...

ho inserito detto questo nella nostra disfida

http://paroletario.blogspot.it/2012/09/dizionario-dei-modi-di-dire-le.html